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LA PALA DI PELLEGRINO II

La Pala di Pellegrino II è uno dei più importanti capolavori medievali dell’oreficeria italiana. È un bassorilievo in argento, collocato all’interno del Duomo di Cividale. L’opera costituiva inizialmente l’Antependio della mensa e solo dal Cinquecento prese la funzione di pala d’altare, quando fu trasferita nell’attuale collocazione sull’altare maggiore del coro (ora in una teca di vetro).

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Si tratta di una lastra rettangolare formata da 123 lamine d’argento dorato sbalzato; è alta circa  1x2 metri.

La pala fu donata da Pellegrino II (patriarca di Aquileia dal 1195 al 1204) nel 1200. È composta da quattro parti: al centro vi è un trittico che rappresenta Maria, la Madre di Dio con il Bambino Gesù in grembo; da sinistra a destra gli Arcangeli Michele e Gabriele che offrono a Maria la mirra in una pisside. La scena si svolge sotto un’arcata tripartita; il trittico è fiancheggiato da due scomparti suddivisi in tre registri, nella quale vi sono 25 santi e sante, l’uno accanto all’altra. Tutte le figure sono contrassegnate per nome ad eccezione del Bambino Gesù. Tutt'intorno corre una cornice decorata con laminette, girali fogliati e 20 immagini clipeate di profeti per poi chiudersi al vertice con la rappresentazione della Deesis (Cristo giudice affiancato dalla Vergine Maria e da Giovanni Battista in atto di intercedere per l’umanità) e, in basso, con la figura di Pellegrino II affiancato da un’iscrizione di accompagnamento che permette di identificarlo come offerente della pala.

Lungo gli sguinci delle due cornici di legno corre orizzontalmente l’iscrizione votiva, che contiene un carme in dieci versi leonini, i cui contenuti augurali si risolvono in un’invocazione finale minatoria nei confronti di eventuali atti sacrileghi.

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Ci si pone ancora la domanda sul come siano state realizzate le iscrizioni poiché queste furono realizzate con caratteri mobili, punzoni con le singole lettere dell’alfabeto realizzate in negativo e battute sulla superficie della lastra, la testimonianza più antica dell’uso di tale tecnica infatti è stata ritrovata in area bavarese a Regensburg in una tavoletta risalente all’inizio del XII secolo. I caratteri sporgono in altorilievo da cavità rettangolari e tutte le iscrizioni sulla pala sono state scritte in latino. Con i caratteri più piccoli furono incisi i nomi dei santi e l’iscrizione volitiva del patriarca, mentre gli altri furono utilizzati per imprimere i nomi degli Arcangeli, della Madre di Dio, le abbreviazioni sanctus/sancta (“santo/santa”) e l’iscrizione. Quest’ultima fu scritta su otto strisce d’argento, che furono poi infilate insieme e inchiodate sulla sottostruttura di legno della pala d’altare.

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